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GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO, TESTIMONIANZA DI ROMEO

DOTT. CESARE GUERRESCHI://GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO, TESTIMONIANZA DI ROMEO

GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO, TESTIMONIANZA DI ROMEO

DOTT. CESARE GUERRESCHI

Prima edizione 2016
© Cesare Guerreschi
ISBN 978-88-909468-5-1

Tratto dal libro: TESTIMONIANZE

“Quando la costanza della ragione vince sul demone”

TESTIMONIANZE GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO

Testimonianza di Romeo:
Romeo racconta la sua storia di dipendenza e si libera così di un peso troppo grande da portare sulle sue spalle…

Sono nato di venerdì alle ore 10.30. Lo so perché me l’hanno detto, ma non ricordo bene la mia infanzia, forse perché non voglio ricordare. Non tutto almeno. Ricordo una madre e un padre che hanno sempre cercato di fare il massimo per me, ma i loro problemi hanno fatto sì che questo “massimo” non sia stato mai abbastanza. Abbastanza per indicarmi la strada da seguire nella mia vita. Mi sono sentito trascurato, a volte responsabile per questo, e fu così che a tredici anni rubai dei soldi a mio nonno, circa 800 mila lire che usai per fare regali a tutti. Dopo quella volta, non rubai più. A sedici anni, il mio disagio, la mia mancanza di un indirizzo nella mia vita, mi portò a pensare che la soluzione fosse in quel “frullato” di pillole che si trasformò in una lavanda gastrica e tre giorni di incoscienza. Un anno dopo, volevo scappare da quel “mondo” che mi opprimeva, fatto di psicologi e sensazioni di inadeguatezza sia in famiglia che fuori. Così lasciai la scuola e andai a lavorare, cosa di cui non ho mai smesso di pentirmi. Ma nessuno aveva cercato di dissuadermi.
Nel frattempo, vivevo le mie storie d’amore, idealizzandole. Volevo riuscire a costruire quella relazione che avevo sempre sognato. L’esatto contrario di quella dei miei genitori, che intanto si erano separati. Ma questo mio “sogno” ha fatto sì che io non ascoltassi mai bene chi era vicino a me. Davo tutto me stesso, remissivo al massimo, per non rischiare di danneggiare quella falsa armonia. Amavo davvero, ma non ero capace di ascoltare. Ogni desiderio di chi mi stava vicino, diventava una priorità per me. Escludendo il mio orgoglio e spesso anche me stesso, ma il sorriso di chi mi stava vicino doveva essere merito mio. Vivevo in questa “perversa” forma di egoismo. Facevo di tutto per l’altra persona, ma in realtà lo facevo per me.

Mi arrogavo il diritto di decidere cosa per lei fosse importante e cosa no. E così sono sempre rimasto solo. Negli anni, questo susseguirsi di delusioni, mi ha portato a perdermi sempre di più, ad isolarmi, a vedere “nemici” ovunque, a non fidarmi più di nessuno, poiché tutti “volevano” farmi male. Le relazioni non erano più basate sul “sogno”, o non solo. Ma soprattutto sul sesso, mi “innamoravo” delle persone più sbagliate. Ero alla deriva e vivevo in un mondo tutto mio dove mi illudevo di vivere il mio sogno, di essere amato. Ma in realtà così non era, ma fuggivo da questa realtà, era troppo dolorosa, confondendo sempre più illusione e realtà. Purtroppo però, lo scontro inevitabile delle illusioni con la realtà, mi portò a sprofondare sempre più nel mio mondo fatto di solitudine, rabbia, delusione e tristezza. Evitavo i contatti con tutti, anche con chi mi voleva bene e mi voleva aiutare. Non mi fidavo ed avevo paura. Così cominciai a giocare, un po’ perché speravo di cambiare vita, di fuggire lontano da tutto e un po’ perché in quei momenti nessuno poteva invadere il mio mondo. Senza accorgermi però che la mia vita era sempre più schiava in questo “mondo”.

Ho perso tutto, entusiasmo, gioia e quindi la voglia di vivere. Ero arrivato al punto di non ritorno. Il pensiero di farla finita era sempre più frequente. In fondo, pensavo che sicuramente sarebbe stato un sollievo. Per mia fortuna, nonostante il mio isolamento e il mio disinteresse per gli affetti, chi mi vuole bene si è accorto di questo e mi ha teso la mano, la salvezza. E’ stata una decisione molto veloce, volevo vivere!

Accettai “l’umiliazione” di confessare tutto il male che avevo fatto, ma con essa accettai l’aiuto che mi veniva offerto, l’aiuto di chi mi ama. Nonostante io avessi dimenticato, tradito quell’amore, pensavo che la vita è un gran regalo. – Sì la vita! – Arrivai così alla S.I.I.Pa.C dove m’è stata data la possibilità. L’ultima e non dovevo sciuparla.

Da quel 14 dicembre, sono successe tante cose, mi sono illuso nuovamente e mi sono nuovamente fidato. Sono stato deluso e la mia fiducia è stata tradita. Sono stato felice e sono stato triste ma sto provando ad affrontare tutto.

Lo stare male è diventato uno stimolo per cambiare. So che posso ancora amare davvero, so che posso vivere, ricominciare a vivere, ricominciare a sognare. Cadere e rialzarmi.

2017-11-10T01:27:40+02:00

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