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GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO, TESTIMONIANZA DI GABRIELE

DOTT. CESARE GUERRESCHI://GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO, TESTIMONIANZA DI GABRIELE

GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO, TESTIMONIANZA DI GABRIELE

DOTT. CESARE GUERRESCHI

Prima edizione 2016
© Cesare Guerreschi
ISBN 978-88-909468-5-1

Tratto dal libro: TESTIMONIANZE

“Quando la costanza della ragione vince sul demone”

TESTIMONIANZE GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO

Testimonianza di Gabriele:

Mi chiamo Gabriele, ho 25 anni e mi trovo in cura presso la S.I.I.Pa.C per problemi legati al gioco d’azzardo. Fin da quando ero piccolo, sono stato un ragazzo molto intelligente, allegro e pieno di sogni da realizzare. Tutte caratteristiche della mia personalità che, nonostante dei periodi bui e delle vicende a dir poco auto-distruttive, ho cercato di mantenere nel tempo. Tuttavia, non sempre ci sono riuscito.

La mia storia con il gioco d’azzardo, inizia più o meno a 15 anni quando cominciando a frequentare bar e sale giochi, mi confronto con le, ahimè, famose slot machines (videopoker). Giocavo, saltuariamente, solo quando avevo qualche soldo in più e solo allo scopo di vincere quelle venti o trenta mila lire per poter passare qualche bella serata. Al tempo vedevo questo gioco come un innocente passatempo ma dello stesso avviso non lo erano i miei genitori, i quali mi sconsigliavano di giocare con quelle macchinette. Poiché io lo consideravo un gioco fine a se stesso, continuavo a giocare in modo sempre più assiduo ed aumentando magari le mie spese. Così cominciarono a passare gli anni ed i soldi a mia disposizione cominciano a diventare pochi per le mie esigenze di gioco. Cominciai a rubare qua e là in casa, dai portafogli dei miei genitori, a casa dei miei parenti. Se venivo colto sul fatto, mentivo spudoratamente inventando scuse e storie per giustificarmi. Le litigate in casa erano diventate all’ordine del giorno, e lentamente cominciai ad intuire che ero entrato in un circolo vizioso da cui non potevo uscire.

Ero diventato molto nervoso, avevo degli sbalzi d’umore molto forti e scatti d’ira. Inoltre, somatizzavo lo stress con crisi d’ansia. Stava diventando tutto troppo doloroso, e appena mi sentivo in difficoltà, mi precipitavo a giocare in maniera sempre più assidua senza potermi dare un limite. Ormai non giocavo più per vincere ma per potermi alienare da una vita troppo spesso confusa e dolorosa. L’apice lo raggiunsi nel 2008 quando alla fine dell’ennesima lite domestica decisi di andarmene e mi trasferii a Milano. Ma i problemi ovviamente continuarono ed inoltre, il mio disagio si accentuò ulteriormente.

Caddi in depressione, una grave depressione che mi portò ad assumere psicofarmaci. Inoltre, cominciai a bere in maniera spropositata. Il mio problema con il bere mi portò ad avere sempre maggiori ed intense crisi di panico. Tutto questo mio disagio mi portò a giocare sempre di più. Allo stremo delle forze psico-fisiche, decisi di tornare a casa e di intraprendere un percorso di psicoterapia per i miei problemi comportamentali e decisi anche di smettere di giocare andando al Ser. T Ma tutto questo non bastava. Al Ser. T venni informato del mio problema, ma allo stesso tempo non ero seguito come dovevo essere. Di conseguenza, ricaddi in quella che ormai era una “malattia necessaria”. Cominciai a scommettere e a giocare a poker spendendo somme ampiamente al di sopra delle mie possibilità. Tornai al mio circolo vizioso fatto di insoddisfazioni professionali, vita sociale scarsa e tanto gioco e alcool.

Ma grazie ad un gesto di amore estremo dei miei genitori nel Dicembre del 2009 mi ritrovo alla S.I.I.Pa.C per mettere la parola fine a tutto questo schifo che ha fatto tanto soffrire me e i miei così negli ultimi dieci anni.

2017-11-10T01:29:15+01:00

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